Ars Historica

Armi in Asta

Per armi in asta, o armi inastate, si intende la famiglia di armi bianche composte comunemente da una lunga asta in legno che sostiene ad una estremità una poderosa testa in acciaio utile per andare a colpire a grande distanza di punta o di taglio, oppure per agganciare il nemico o rompere le sue difese a seconda della tipologia scelta. Le armi in asta esposte nel metodo del Maestro Achille Marozzo sono: Partigiana, Picca, Spiedo, Ronca, Alabarda e Azza. Furono queste le armi che nel XV secolo permisero alla fanteria di contrastare ed infrangere il predominio della temibile cavalleria feudale, ma saranno successivamente le armi da fuoco a relegare alle armi inastate dei ruoli non più legati ai campi di battaglia ma per usi strettamente civili: ordine pubblico, protezione di luoghi istituzionali, rappresentanze e cerimonie, e così via.

Le armi in asta in uso durante il periodo medievale sono spesso il risultato dettato dalla necessità che ha trasformato dei comuni attrezzi agricoli in armi, oppure la normale evoluzione derivante da armi in asta già preesistenti. Sebbene la tipologia di armi inastate fossero alquanto esigua prima dell’IX secolo, è a partire dal XII secolo che il numero di queste armi comincia a crescere fino a stabilizzarsi intorno il XV secolo. Il periodo rinascimentale mostra principalmente delle evidenti modifiche nella loro forma, senza ulteriori grossi stravolgimenti.

Come già specificato, le armi inastate furono utilizzate principalmente da forze militari a piedi, ma anche a cavallo. Nel caso della fanteria, è possibile distinguerla in fanteria pesante e leggera. Ciò che caratterizza la fanteria pesante sono l’armamento uniforme e l’utilizzo della picca lunga, lo schieramento in formazione, il combattimento in ordine chiuso e la possibilità di resistere ad una carica di cavalleria in campo aperto. Perciò requisiti obbligatori sono la possibilità di effettuare lo schieramento in un terreno ampio e non accidentato abbinato al necessario addestramento per far sì che tutti gli uomini possano muoversi con coesione o per mantenere una posizione ben definita in ogni fase del combattimento. Proprio in questa capacità risiedeva la forza della fanteria pesante, ma ottenere da ciascun armato tale modus operandi non era per nulla facile, spesso raggiunto da un addestramento talmente ferreo da sembrare quasi disumano. Per fare un chiaro esempio, in merito alle formazioni svizzere, lo storico Philippe Contamine scrive in un suo libro:

«Il codice militare svizzero non riconosceva alle autorità o all'alto comando la punizione dei cattivi soldati, ma autorizzava ciascuno a colpire a morte il compagno più vicino se stava fuggendo o diffondendo il panico.»

Ma c’è un fatto storico da citare assolutamente per rendere meglio l’idea di quale forma mentis vigesse tra le addestrate fanterie svizzere, avvenuto nella prima fase delle Guerre d’Italia, precisamente nel 1495, durante la spedizione delle truppe francesi di Carlo VIII in direzione di Napoli. Lo storico Sanuto narra la vicenda di un fante svizzero al soldo dei Francesi che, durante una tregua tra le forze Franche e quelle Aragonesi alleate del Papato, gettò del pane al proprio fratello militante nel campo avversario. Il comandante francese saputo del suo gesto decise di punirlo amaramente: radunò tutti i restanti soldati svizzeri facendoli schierare con le picche ben in vista al campo aragonese ed ordinò al soldato colpevole per il suo comportamento mendace di correre contro lo schieramento dei suoi compagni.

«Le lanze tutte stavano alla fila con la ponta avanti; et il capitano disse:«Su corri per mezzo!» Et lo svizzero alzò gli occhi al cielo, racomandandosi a Dio disse le sue orazioni; chiuse gli occhi et corse per mezzo delle lanze in modo che restò niuna che non fosse fichata in la sua persona.»

Viceversa, ciò che contraddistingue la fanteria leggera o la truppa feudale sono l’armamento non uniforme e spesso alla buona, lo scarso addestramento, l’ordine sparso con cui combatteva, e l’impossibilità insieme all’incapacità di resistere contro una formazione di fanteria pesante o all’impeto di una carica di cavalleria. Per questa ragione, il suo ruolo principale era saggiare le forze nemiche per poi tenerle impegnate in combattimento. Non deve stupire, quindi, che gli uomini che composero le formazioni di fanteria leggera furono per lo più di estrazione rurale, i quali poterono spesso armarsi con armi di fortuna, il che giustifica il motivo per cui molti strumenti agricoli si trasformarono in armi inastate. Molto probabilmente l’individualismo strategico di questi contadini costretti a diventare in pochi giorni soldati, i quali si arrangiavano con ciò che era già in loro possesso e secondo la propria congenialità, sta alla base di una così variegata tipologia di armi montate su aste.

In merito alla morfologia di un’arma in asta, la struttura offensiva principale è quella anteriore, intesa come la parte che è composta dalla “Testa” insieme alla “Gorbia” e alle “Bandelle”. La gorbia è la parte inferiore della testa, dove viene inserita l’asta in legno, mentre le bandelle sono delle lunghe appendici sempre in ferro che fissano saldamente la testa all’asta tramite dei chiodi e difendono il legno contro attacchi avversari.

La testa può essere composta anche da ulteriori parti, sebbene questo aspetto dipenda da che tipologia si prenda in considerazione. Alcuni tipi di testa presentano un “Dente” acuminato sul dorso, altre delle “Ali” sporgenti che si protraggono a partire dalla gorbia, altre ancora dei “Raffi” ricurvi a forma di uncino, e così via.  

Infine vi è l’asta in legno con cui l’uomo d’arme sorregge l’intera struttura, e il “Calzo”, ovverosia l’estremità inferiore in ferro anch’esso utilizzato per colpire durante il combattimento, ove presente. Impossibile definire con certezza la tipologia di legno utilizzata, soprattutto per via della facile deperibilità di tale materiale. Questo ha fatto sì che gli attuali reperti museali siano mostrati sprovvisti di asta oppure rimontati successivamente su legni moderni, sebbene la logica faccia intendere che sicuramente furono utilizzati i legni più duri e resistenti a disposizione.

Ad ogni modo è proprio la gorbia che ci fa capire che forme potessero avere le aste in legno: di forma rettangolare per le teste asimmetriche oppure poligonale o circolare per le armi simmetriche.

L’aspetto che differenzia e che ha maggiormente inciso sulla diffusione di un’arma in asta rispetto alle innumerevoli tipologie che hanno coesistito è sicuramente la variegata capacità di andare a colpire il nemico. Sebbene quasi tutte le armi inastate possano colpire di punta o di taglio, spetta alla specifica morfologia della testa la possibilità di compiere ulteriori azioni durante il combattimento. Ad esempio, è possibile abbinare al gesto di colpire di punta, oltre alla consueta capacità di perforare il nemico, anche la possibilità di agganciare o di tagliare scorrendo la lama affilata sul bersaglio prescelto. Viceversa, i colpi portati di taglio, oltre a tranciare la parte bersagliata, permettono di fratturare nel caso si utilizzi il dente dorsale al posto della parte affilata della testa.

Campagna iscrizioni 23/24

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